13 e 14 novembre 2026
Teatro Rosso Simona
NON DRAMMATIZZARE
di Alessandra Aulicino – regia Luca Gaeta
con Alessandro Moser e Alessandra Aulicino
NOTE DI REGIA: Esiste un momento, nelle case che hanno conosciuto il dolore, in cui il crollo è già avvenuto ma i muri sono ancora in piedi. È da quel momento che nasce questo spettacolo.
Non mi interessa mettere in scena un caso clinico, né realizzare un teatro di denuncia. Mi interessa osservare il punto in cui una relazione modifica lentamente la geografia interiore di una persona, fino a incrinare la percezione stessa della realtà.
La scena non rappresenta una casa: è una casa già crollata. Al centro dello spazio un rombo di sale. Il sale è lacrima, cura, memoria, ferita. Ogni attraversamento lascia un’impronta che non può essere cancellata. Il disegno perfetto si altera lentamente durante lo spettacolo, diventando archivio fisico delle azioni. Sul fondo, una grande trave consumata, in parte carbonizzata, giace inclinata: un’estremità tocca terra, l’altra rimane sospesa da un tirante.
Non è un elemento scenografico ma un organismo drammaturgico. È il tetto che non protegge più, la famiglia collassata, la memoria che continua a sporcare chiunque la tocchi. Il carbone rimane sulle mani degli attori come il trauma rimane sul corpo: non immediatamente visibile, ma impossibile da eliminare. Una porta priva di porta attraversa verticalmente lo spazio. Non custodisce più alcuna intimità. Quando una storia privata diventa pubblica, quando intervengono tribunali, amici, parenti, giudizi e narrazioni contrapposte, la soglia perde la propria funzione. Tutti possono guardare. Nessuno può più chiudere. Un lampadario sospeso, incrinato, modifica continuamente la qualità della luce. Oscilla, vibra, produce ombre instabili.
Come la memoria, non offre mai una visione definitiva. L’architettura scenica muta impercettibilmente durante tutta la rappresentazione. Nessun cambio scena dichiarato. Gli oggetti si spostano di pochi centimetri, quasi senza essere percepiti. Lo spettatore avverte che qualcosa è cambiato senza riuscire a individuare quando. È lo stesso processo attraverso cui la manipolazione altera lentamente la realtà. La drammaturgia procede per movimenti, non per atti. Il tempo è quello della memoria traumatica: circolare, frammentario, discontinuo. I dialoghi convivono con partiture fisiche costruite sulla ripetizione, sul silenzio e sull’alterazione progressiva dello spazio. Il narcisista non è il centro dello spettacolo. È quasi sempre una presenza incompleta, mai pienamente illuminata. Non è il ritratto di un individuo, ma il dispositivo attraverso cui lo spazio della protagonista viene lentamente occupato. Non Drammatizzare è un lavoro che si colloca tra teatro di parola, teatro fisico e installazione performativa.
È pensato per spazi off, luoghi di ricerca e sale non convenzionali, dove la prossimità tra attore e spettatore possa trasformare la visione in esperienza condivisa. Vorrei che il pubblico uscisse ricordando non tanto ciò che è stato detto, ma ciò che è rimasto sulle mani: la
polvere nera della trave, il sale sotto i piedi, la sensazione di aver attraversato un paesaggio della memoria più che assistito al racconto di una storia.